"E sei in Farmville?"...Di solito e' la seconda domanda che mi viene rivolta dopo aver risposto affermativamente alla prima:"Sei in Facebook?".
La fattoria virtuale Farmville, il primo e il piu' noto fra i social games di Facebook,attira sempre piu' "farmers"nei suoi verdi pascoli. Fenomeno apparentemente inspiegabile, data la natura elementare del gioco, privo sia della dinamicita' dei game piu' tradizionali, sia dello spazio di azione di prodotti come Sims o Second Life. In pratica il gioco si riduce alla manutenzione di un campicello in cui coltivare svariati ortaggi, venderli e....Il punto e' proprio questo:se il "farmer" resta solo, cioe' se non si procura altri "farmers" confinanti coi quali scambiare alberi, animali e altri oggetti, non riesce mai ad uscire dal circolo del primo raccolto e il suo avatar resta abbandonato in mezzo a un campicello spoglio,a meno che non ricorra alla carta di credito(ma fortunatamente quasi nessuno lo fa ). Se invece entra nel gioco del baratto, in poco tempo la fattoria progredisce,fino a trasformarsi in una piccola azienda agricola con tanto di silos e trattori, che pero' ha sempre bisogno diaiuto da parte dei vicini, anche solo per un barattolo di concime o una latta di benzina. E in effetti penso sia proprio questa la chiave del successo di Farmville: in una realta' ormai lontanissima dal mondo contadino, nella quale i beni di consumo sono molto piu' facili da raggiungere, molto spesso a discapito dei rapporti sociali, il gioco restituisce l'antico gusto del baratto e dell'aiuto reciproco, concimando il campo del vicino o scacciandogli le volpi dal pollaio con un click.. Tutto virtuale, ovvio; ma credo che il gioco sia un buon esempio per la vita reale e possa essere educativo soprattutto per i bambini, per troppi anni calati nei panni di eroi virtuali solitari e violenti, in lotta contro tutti.Invece Farmville sembrerebbe la versione agiornata del proverbio "Nessun uomo e' un'isola".
Nessun commento:
Posta un commento