Di tutto un po'......

domenica 29 agosto 2021

"Crudelia",lo sgangherato restiling di un cliché

L'ultimo Joker avrà fatto fuori De Niro,ma di certo non il suo psicoanalista, che stavolta accoglie sul lettino un'altra icona della cattiveria trasformandola in una persona non proprio cattiva,ma rovinata,ancora una volta,da una madre terribile. Confronto-scontro fra due donne volitive e indipendenti,con la vittoria della nuova arrivata che scalza la vecchia gloria scavalcando il proprio passato per poi riappropriarsene prepotentemente,ma non senza strappi interiori,da perfetta antieroina dell'emancipazione femminile anni '70, pure un po' pazza perché "siamo fuori di testa ma diversi da loro" allora come oggi spacca. 

Ma Crudelia,quella vera,non è pazza, né geniale , né anticonformista, né emancipata. È ricca perché moglie di un uomo ricco che la ricopre di gioielli e pellicce senza riuscire a entusiasmarla perché  ormai vuota e spenta, sempre annoiata e nostalgica di una bellezza precocemente sfiorita(è compagna di scuola della padrona di Peggy ma sembra sua nonna). Senza lavoro, senza amici, senza una vera personalità, tutto ciò che le resta è l'interpretazione pacchiana dell'eleganza classica(ciò che il film scambia per innovazione è in realtà parodia del classico) e l'invidia per le gioie altrui che cerca a suo modo, letteralmente,di indossare. 

Tutti abbiamo incontrato una Crudelia(o meglio una Delia a cui affibbiare un qualche nomignolo) almeno una volta nella vita, perché non sono persone originali,ma comuni come cliché, un triste cliché reso magistralmente dal grande Walt.

martedì 9 febbraio 2021

...e SUL PIU' BELLO arriva la piccola Marta

 "Fresco e commovente"... "Banale"..."Non indispensabile"... "Carino"... "Pretenzioso"...

Forse il film più social della stagione, Sul più bello di Alice Filippi ha già all'attivo innumerevoli critiche, non tutte positive. La più comune si concentra sul finale giudicato irrisolto e frettoloso rispetto a quello "classico" del filone, in cui, da Love Story a Voglia di tenerezza a Autumn in New York,se una bella persona si ammala gravemente non può che morire, soprattutto se nel frattempo ha incontrato l'Amore.

Già l'intenso 50 e 50 di Jonathan Levine, oltre a presentare un protagonista più "umano"che, pur nell'ostentato cinismo, cede all'incoerenza della paura, vira all'improvviso su un lieto fine inatteso quanto spiazzante (quel E adesso? finale apre alla sfida della vita), ma resta un film sulla malattia, mentre Sul più bello non lo è, e credo sia questa la chiave di volta. 

E' la storia di Marta, una "non gnocca" parecchio sfortunata che con l'aiuto degli amici e di un'inesauribile vivacità riesce a conquistare il ragazzo dei suoi sogni. Marta ha anche la fibrosi cistica, così come ha la frangetta, un sorriso contagioso e l'innegabile somiglianza con Amelie; ma non è importante, per questo la vicenda si interrompe sul "matrimonio" con Arturo e non sull'esito della cura sperimentale. Non importa, perché al centro non c'è la malattia ma la persona, che non si esaurisce nei drammatici sgambetti della vita, ma continua comunque a raccontare la propria storia, sempre "sul più bello" giorno dopo giorno dopo giorno.....


lunedì 14 ottobre 2019

JOKER

Se proprio devo avere un passato, preferisco avere più opzioni possibili dice il Joker, e quella del controverso film di Todd Phillips è l'ultima opzione alternativa alla più classica della rapina finita nel tuffo chimico.
La verità non sta in nessuna di esse, bensì nell'attitudine stessa del personaggio alla mistificazione di sé, unita all'iconica risata che si spinge e spinge fino al limite, infischiandosene pure della morte per corrompere la giustizia in violenza (vd.lo scontro con Batman ne Il ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller);infine nel "superpotere" di trascinare le folle manipolandone reazioni ed emozioni fino ad annullarne la coscienza. Identikit neanche troppo velato del Male archetipico, avversario naturale del Bene archetipico impersonato da Batman, depositario di un'investitura a cui sacrifica tutto nonostante tutto. Dualismo di stampo ottocentesco (Dracula- Van Helsing... Victor Frankeinstein-Dio) ormai sostituito da una visione più fluida in cui persino il diavolo della serie Lucifer va in terapia per risolvere i conflitti che lo rendono infelice, proprio come farebbe un umano, perché un umano si può comprendere, per quanto folli siano le sue motivazioni. E' il Male senza causa che, pur nella sua lucida evidenza (Certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo ammette dolente Alfred ne Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan) si deve addomesticare alla sociologia e alla psicoanalisi (nel film di Todd Phillips) o al romanticismo (in Suicide Squad) per essere accettato, nell'illusione di poterlo gestire, persino conquistare con la mente o col cuore. E questo il Joker lo sa bene quando nel burtoniano Batman allarga il sorriso di Jack Nicholson nella beffarda domanda: Hai mai danzato col diavolo nel pallido plenilunio?
                                   
 

giovedì 18 aprile 2019

Forse non tutti sanno che...

...l'annuale mattanza di agnelli e capretti, tradizione della Pasqua cristiana, di cristiano ha in realtà ben poco anche nel senso letterale del termine.
Infatti in Esodo 13:13 i primogeniti di pecore e capri( non ancora evangelicamente divisi) sono il "riscatto" per i figli primogeniti che Moloc(sì, proprio quello di Cabiria)e altri dei pretendevano in sacrificio dai loro adepti. Ciò contribuisce a giustificare  la quieta rassegnazione con cui Abramo accetta di immolare Isacco:una simile richiesta, nonostante la legge ebraica del riscatto, non è comunque estranea alla concezione religiosa dell'epoca, in cui la divinità andava blandita col sangue per ottenere benefici o anche solo evitare sciagure. Sangue ovino sparso sugli altari per espiare i peccati, fino all'avvento dell' Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, cioè il primogenito di Dio fattosi agnello per essere immolato e saldare ogni riscatto dovuto.
Perseverare con il sacrificio di agnelli e capretti significa dunque ignorare il passaggio dalla sudditanza all'amicizia con Dio, cioè il senso stesso della Pasqua che significa appunto passaggio.
Quindi, a meno che non si voglia celebrare la festa delle Capanne o la fuga dall'Egitto(in quel caso però la ciccia andrebbe sull'altare con gli incensi, non al forno con patate), meglio incontrare l'Agnello nell'Eucarestia pasquale e lasciare gli altri agnelli a crescere con le loro mamme.